Per la rubrica dei tifosi del Bologna “Fuori Sede” parliamo con Riccardo romagnolo doc

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Riccardo al lavoro

-Ciao Riccardo ci racconti la tua storia?

“Certo e sarà un onore, io sono nato e cresciuto in Romagna esattamente a Ravenna dove da sempre tutti tifano oltre la squadra locale il Bologna, poi nel corso degli anni mi sono trasferito a fare le stagioni balneari come bagnino di salvamento sulla costa, ogni estate mi piaceva cambiare fino a quando sono andato definitivamente a Rimini, dove assieme a degli amici abbiamo preso in concessione parte di una spiaggia, ovvero io mi sono sempre occupato di salvataggio mentre gli altri due miei soci del bar. Qui tra l’altro ho conosciuto tantissimi ragazzi e ragazze di Bologna che passavano l’estate da noi in Romagna e ho potuto rinvigorire la mia fede calcistica e soprattutto farmi dei nuovi amici. Amici stessi che poi, puntualmente, rincontravo durante l’inverno allo stadio prima, dopo e durante la partita, se in particolare erano vicini di posto in curva come spesso è capitato nel corso degli anni”.

-Hai fatto parte o fai parte di qualche gruppo organizzato?

“No, però ho sempre avuto tanta simpatia prima per i leggendari Mods e poi per i ragazzi della Beata Gioventù, anche se per questi ultimi ero già un po’ troppo vecchietto, infatti, dopo il periodo dei Mods con i quali ho fatto tante trasferte, anche quella maledetta della bomba molotov che ci lanciarono i fiorentini e che deturparono completamente il corpo e il volto di Ivan Dall’Olio, con il passare del tempo ho limitato sempre di più il mio raggio d’azione a solo le gare in casa, escludendo ovviamente tutte quelle di maggio perché ero impegnato già con il mio lavoro in spiaggia”.

-Quanto tempo hai passato comunque in curva fra tutto?

“Ho smesso di andare con il Covid, quando festeggiavo i miei 30 anni tondi di militanza nella Andrea Costa, peccato, mi sarebbe piaciuto chiudere non così”.

-Pensi che quando riapriranno finalmente gli stadi tornerai a tifare in prima linea?

“No, mi sono detto che se mi salvo da questa pandemia, visto che qui in Romagna c’è stata una vera e propria strage, tra l’altro ho perso tantissimi amici e anche dei familiari, il mio voto è quello di smetterla con il tifo e lo stadio, sono stati anni bellissimi anche quando giocavamo in serie C, forse anche meglio delle gare con la Juventus, ecc… perché in curva ci andava solo chi veramente amava il Bologna e non quelli che si facevano belli solo per le partite di cartello contro le big”.

-Cosa pensi della nuova generazione di cui parlavamo al telefono che si è formata proprio in curva?

“Penso che un cambio generazionale ci dovesse essere per forza, penso anche però che gli scontri di un tempo con due sane pizze in faccia non si sono persi nel tempo dei ricordi, ora la gente va in giro anche con i coltelli e su internet si fomenta odio, si è perso secondo me quello che ci contraddistingueva, ovvero l’esuberanza della gioventù, condita con un sano antagonismo sportivo che il più sfociava in qualche scippo di striscione, o in coreografia atte a prendere per i fondelli gli avversari, era tutto più bello, più grezzo ma allo stesso tempo più vero, ora si perdono a fare il filmati, più che a pensare a cantare e divertirsi, e tutto un altro mondo che non mi appartiene più”.

-In Romagna per chi si tifa?

“Fino a Ravenna tutti Bologna, poi da Rimini in verso le Marche si trova un po’ di tutto, dai Cesenati, tanti proprio nel riminese e alle solite big, ma anche la componente bolognese in particolare a Riccione, Gatteo, Misano e Cattolica è altissima, anche perché poi molti hanno la seconda casa e dunque vedi spesso maglie rossoblù sotto gli ombrelloni. Un drappello di vecchi Mods quando fino allo scorso anno erano fissi nel mio stabilimento e ci siamo sempre divertiti tantissimo, poi è arrivata questa pandemia e ci siamo un po’ persi di vista anche perché è cambiato tutto””

-Segui ancor per televisione le partite del Bologna?

“Onestamente provo, ma non ce la faccio a vederle tutte per televisione, senza tifo mi sembra un calcio che non mi rappresenta più, come del resto i giocatori, non ci sono più le bandiere di una volta mi sembra tutto molto omologato verso il basso, dunque fino a che non riapriranno le curve non penso che guarderò più nessuna partita, ovvio seguo i risultati, leggo tanto ma non mi riesco ad emozionare più”.

A cura di Danilo Billi

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