Per i “Tifosi fuori sede” siamo a colloquio con Sofia da Bollate

Sofia in azione nella sua esperienza estiva americana

Torna come sempre la nostra inimitabile rubrica dedicata ai tifosi “Fuori Sede” del Bologna, format che da due anni ci impegniamo a riportare quasi ogni settimana sul nostro giornale Cronache Bolognesi, una rubrica nata per avvicinarci ai nostri tifosi che amano il Bologna e lo tifano anche a distanza, format che in rete ha spopolato tanto che è stato anche replicato, ma noi siamo orgogliosi di avergli dato i “natali”, nero su bianco, e continuiamo oggi con Sofia da Bollate.

-Ciao Sofia, come mai tifi Bologna da Bollate?

“Ciao a tutti, premetto che sono una bolognese doc. Tanti anni fa giocavo a softball a Bologna, e ho conosciuto quello che poi è diventato l’uomo della mia vita proprio sui diamanti (cosi sono chiamati i campi da baseball e softball) italiani e nei nostri primi anni di matrimonio l’ho seguito nella sua carriera nel Bollate, che nei tempi d’oro del Baseball Italiano era una delle città simbolo del batti e corri di casa nostra e che ora, dopo un disastro economico, è tornato in auge proprio grazie all’impegno di mio marito che da Milano si è trasferito assieme ad altri suoi ex compagni di Nazionale per cercare di resuscitare e portare ai vecchi fasti una piazza che da troppi anni purtroppo si era spenta. Io, però, ho sempre tifato per il Bologna, mi sono innamorata tanti anni fa quando ero giovanissima e grazie alla Fortitudo Baseball avevamo spesso i biglietti per andare a vedere le partite del Bologna che, all’epoca, giocava in serie C, poi da allora sono stata rapita dal gioco del calcio e da tutto l’ambiente che lo circondava al punto che poi ho iniziato a fare l’abbonamento in curva con altre ragazze della squadra e fino a che non giocavamo noi la domenica mattina da Aprile in avanti, passavamo gli inverni a tifare Bologna”.

-Softball e calcio due sport completamente diversi, cosa ti ha rapito in particolare del calcio?

“Sì, assolutamente, direi che c’è davvero un abisso fra i due sport, del calcio però mi ha colpito in modo particolare le balistica con cui si tiravano le punizioni e i calci di rigore, e poi sono rimasta sempre affascinata dai contropiede, penso che a livello di sprint siano bellissimi”.

-Il Bologna cosa significa per te?

“Il Bologna è casa, prima di tutto dopo aver giocato fra infortuni vari ben 12 stagioni nel softball, difendendo su tutti i campi il nome della nostra meravigliosa città, per me è stato quasi automatico affezionarmi e farmi coinvolgere dalla bolgia della curva e dal tifo bolognese. Senti che è una cosa praticamente viscerale, poi ovvio che magari essendo una ragazza e una donna e una sportiva, prima di tutto non è sempre facile seguire con assoluta costanza la squadra, ad esempio io i primi anni, in concomitanza con la rottura del menisco, avevo fatto anche tantissime trasferte, cosa che una volta tornata a regime non mi sono più potuta permettere, ma non per questo o sulla carta stampata locale oppure ora tramite le pay tv e internet non c’è un giorno che non seguo il mio Bologna, e cerco anche di non perdermi nessuna partita”.

-Che cosa fai ora nella vita?

“Ho lavorato nel softball e nel baseball, e una volta appesi i tacchetti al chiodo, ora come ora, sono ferma perché sono al 7 mese di gravidanza”.

-Come si vive a Bollate?

“Onestamente con questo Covid non si vive, io inoltre con la gravidanza cerco di uscire il meno possibile e di stare attenta. La città, comunque, è gradevole, ma spero di poterla apprezzare appena passerà questa pandemia, visto che io e mio marito siamo arrivati qui due inverni fa e dunque posso dire che senza pandemia ho vissuto Bollate solo pochi mesi, e per quello che ho visto mi è piaciuta molto, città dal profilo basso, gente molto laboriosa e pacifica”.

-A livello sportivo?

“Per quanto riguarda lo sport, solo il baseball e il softball hanno regalato a Bollate vere e proprie soddisfazioni e palcoscenici italiani, per il resto non ha altri sport di categoria che possano in qualche maniera portare più di quel tanto lustro e fatturato alla gente del posto”.

-Del Bologna e del suo campionato di quest’anno cosa pensi?

“Penso che, come è stato detto da tutti, se ci fosse stata una vera punta, o anche lo stesso Santander integro, ci avrebbe fatto tanto comodo in certe gare spigolose, avremmo tanti punti in più, ma la punta centrale non l’abbiamo, dunque costruiamo, costruiamo e spesso a segnare sono sempre gli altri, specie nei nostri momenti migliori e, dunque, non sempre riusciamo poi e recuperare ogni volta, affidandoci poi a tutti giocatori che nel loro dna non hanno il goal come caratteristica principale”.

-Ti piace Sinisa? E secondo te resta?

“Sinisa mi piace tantissimo e io penso che alla fine le due parti possano trovare anche un compromesso in modo che lui possa rimanere a Bologna e poi per la città questo allenatore con tutte le sue apparizioni televisive da showman non può altro che far bene e far parlare di Bologna e del Bologna, visto che altrimenti nessuno lo farebbe, presi come sono a parlare sempre delle solite big”.

-Cosa ti manca di più dello stadio?

“La polveriera e il clima caldo che si respirava prima di una partita di cartello, come ad esempio contro la Juventus, o la Fiorentina, o il Milan, era bello vedere anche la San Luca piena zeppa di tifosi avversari, lo stadio era davvero un colpo d’occhio”.

-Cosa ti manca invece di Bologna?

“Casa mia e il campo da Softball, abitavo vicino al vecchio Poiana che è stato per anni il campo principale dove ho sempre giocato, dove mi sono allenata, dove ho pianto, riso, dove sono cresciuta come persona e come atleta. Mi manca tanto anche la vita normale che si poteva fare prima di questo maledetto Covid”.

-Per finire tuo marito e a Bollate cosa dicono della tua passione per il calcio e in particolare del nostro Bologna?

“Ma sono stupiti che tifo con tanta energia, qui poi sono tutti Interisti, quest’anno gli va bene. Mio marito, invece, si è rassegnato. Lui non segue tanto il calcio, infatti, si sono invertiti i ruoli, quando c’è la partita del Bologna io la guardo e lui fa altro in cucina, visto che ne è appassionato, e crea dei sorbetti e gelati davvero super”.

A cura di Danilo Billi

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